Stavo ascoltando un’intervista incentrata su domande futili, quelle che piacciono a me. Poi arriva una domanda: se la persona intervistata avesse mai provato la sindrome di Stendhal. La risposta è immediata :<<certo! Quasi ogni volta che mi trovo davanti a un capolavoro! È impossibile non sentirsi sopraffatti davanti a un Fontana!>>.
Io, egocentrica e figlia diretta dei complessi di inferiorità, introietto la risposta e mi sento subito inadatta perché, pur essendo stata davanti a un Fontana, non sono svenuta. Passo in rassegna mentale tutte le opere che ho visto dal vivo e non me ne viene in mente nemmeno una in cui mi sia sentita sopraffatta.
Ho iniziato subito a googlare cose del tipo: Sindrome di Stendhal mai avuta; Sindrome di Stendhal sintomi; fino a cercare chi fosse effettivamente Stendhal.
“Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimento appassionati, Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.” (da Roma,Napoli e Firenze – diario di viaggio di Stendhal)
Nel 1817 Marie Henri Beyle, conosciuto con lo pseudonimo Stendhal, si trova a Firenze, in estate. Scrittore, critico e appassionato di storia dell’arte, entra nella Basilica di Santa Croce per ammirare le opere all’interno. Cimabue, Giotto, Donatello, Vasari e Canova sono solo alcuni degli artisti presenti nella chiesa. Ammira i capolavori, si gode l’arte e il fresco. Poi esce e ritorna al caldo estivo italiano. Una volta fuori si sente svenire, debole e con la vista annebbiata.
Questa sensazione, a detta sua, è scaturita dalla troppa bellezza assimilata pochi istanti prima, si sente in estasi a causa delle opere. Da qui Sindrome di Stendhal.
Centosessant’anni dopo, la psichiatra Graziella Magherini studia il paziente tipo soggetto a questa sindrome: uomo, single, tra i 25 e 40 anni, proveniente dalla’Europa occidentale o dal nord America. PERIOD!
Non mi è chiaro del perchè io sia così diffidente verso questo argomento. Sarà per il nome, vista la mia ipocondria; sarà per l’importanza che viene data a una situazione del tutto soggettiva. O forse sto rosicando perchè ciò che io provo davanti ad alcune opere è una sensazione diversa.
Credo che il contesto e i ricordi legati a una determinata opera d’arte siano fondamentali per la percezione che se ne ha.
Ricordo molto bene la Primavera di Botticelli, grazie al mio professore di arte del liceo, che mi ha spiegato tutti i significati intrinsechi con passione. Quando sono andata a trovarla era come essere davanti alla mia attrice preferita, ma questa volta dal vivo e non dietro a uno schermo.

L’impero delle luci di Magritte ero solita vederlo nella sua biografia, quando da piccola la sfogliavo solo per vedere le immagini senza leggere niente. Poi ne ho vista una versione dal vivo e mi è sembrato di trovarmi davanti a qualcosa che poteva essere solo così: non si poteva concepire diversamente.
Secondo me la sindrome di Stendhal non l’ho mai avuta e, mentre aspetto di trovarmi davanti all’opera giusta, faccio finta di non crederci.