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Un accento d’oro

La pasqua è alle porte. Potrei parlare della Resurrezione di Raffaello o quella del Mantegna; potrei portarvi in Toscana e dedicare un articolo a Piero della Francesca, al suo Cristo e alla storia della Vera Croce. Ma se penso a Pasqua mi viene in mente solo una cosa e, se è vero che i diamanti sono i migliori amici delle donne, allora un uovo di Fabergé potrebbe essere tranquillamente il mio migliore amico.

Cenni storici BREVISSIMI ma necessari

Siamo alla fine del 1600 e la famiglia Fabergé si trova in una condizione spiacevole. Nel 1598 il re di Francia Enrico IV emanò l’editto di Nantes: permetteva ai protestanti francesi (gli ugonotti) di vivere nella Francia cattolica in modo legittimo. Nel 1685 Luigi XIV, il Re Sole, decise di abolirlo: gli ugonotti tornarono a essere perseguitati e la famiglia Fabergé, che ugonotta lo era, scappò verso est, sistemandosi definitivamente a San Pietroburgo, capitale dell’Impero Russo.
Qui Gustav Fabergé aprì la sua bottega di orafo. Notò subito una cosa a lui molto fastidiosa: in russo la sillaba ge viene pronunciata zhe, storpiando il cognome. Da vero francese, si recò nel posto giusto e fece aggiungere un accento sull’ultima e. Da quel momento il nome poteva essere letto solo nella sua totale francesità.

1885

La maestria di Gustav passò ai figli, cresciuti in negozio e soprattutto a Carl che, una volta morto il padre, prese in mano l’azienda.
La sua bravura arrivò fino all’orecchio dello Zar Alessandro III, che lo convocò a palazzo. L’imperatore voleva regalare alla moglie, l’imperatrice Maria Fedorovna, un gioiello per la pasqua: nacque così il primo uovo Fabergé.

All’esterno bianco, all’interno brillante come il sole. Il tuorlo era una gallina d’oro con occhi di rubino che, a sua volta, conteneva una piccola corona tempestata di diamanti e un ciondolo rosso fuoco. L’imperatrice, che aveva anticipato le parole di Merlilyn Monroe, rimase contentissima e, di conseguenza, suo marito.
Da quel momento diventò tradizione: ogni anno lo Zar avrebbe regalato alla sua donna un uovo Fabergé. Poteva essere di qualsiasi colore, tempestato di qualsiasi gemma e impreziosito da mille pietre uniche ma con una sola regola da rispettare: ogni uovo doveva contenere una sorpresa.

Nell’800 non c’era il feed di Instagram, c’erano però i Palazzi di Corte e se una voce passava da li, in breve tempo era già notizia. La fama di Carl Fabergé si diffuse in tutta Europa rapidamente e le commissioni per le uova aumentarono. Dal 1885 al 1917 furono create in totale 69 uova.

Dopo il 1917 il caos

La rivoluzione bolscevica e le due guerre mondiali cambiarono tutto. Le fabbriche di gioielli furono convertite per la produzione di armi, gli artigiani furono mandati al fronte – molti non fecero ritorno – e la produzione di uova perse importanza. Carl Fabergé fuggì in Svizzera, dove morì nel 1920. 

La famiglia smarrì la bussola e perse addirittura il controllo del proprio cognome. Negli anni Trenta un magnate americano usò il nome Fabergé, senza permesso, per una linea di profumi. Si arrivò poi all’apice del paradosso: il marchio delle uova degli Zar finì su una linea di detersivi per la pulizia della casa. Dalle stelle alle stalle, dai diamanti ai gabinetti.
Nel caos di questi anni le uova imperiali fecero dei giri loschi, tra mercati neri e vendite non regolari e di alcune se ne perse traccia. Delle 69 originali, 8 sono tutt’oggi scomparse. Alcune di queste esistono solo in fotografia, altre non si sa nemmeno il loro aspetto ma sappiamo della loro esistenza solo grazie ai contratti della Maison.

Qui entra in gioco il vero vincitore di questa storia: un semplice commerciante di rottami americano.

Facciamo un salto in avanti nel 2014, dove l’uomo si trova in un mercato normalissimo, quotidiano. Intravede qualcosa che potrebbe fondere e rivendere: un uovo d’oro. Lo acquista per 15.000 dollari – il prezzo del metallo. Torna a casa, lo mette in una credenza e quasi se ne dimentica. Fino a quando, prima di fonderlo, decide di fare due ricerche perché, osservandolo attentamente, sembra qualcosa di prezioso. Scopre, attraverso foto d’archivio, che quell’uovo compare in uno scatto della sala principale del Grande Palazzo del Cremlino. Strano, forse non lo fondo, pensa. Lo porta da un mercante d’arte londinese e si sente dire quello che chiunque sogna: questo è il terzo uovo imperiale che la famiglia Fabergé vendette allo Zar Alessandro III nel 1887. 

Lo vendette subito a un collezionista privato per una cifra ufficialmente sconosciuta, ma stimata intorno ai 30 milioni di dollari.

Nel 2009, dopo decenni di silenzio e licenze abusive, la Maison Fabergé si riappropriò del suo nome. Il 9 settembre 2009 – data scelta non a caso, 09.09.09 – uscì la prima linea di gioielli dopo quasi un secolo. Decaddero tutte le licenze improprie e tornarono le uova, protagoniste di collaborazioni con artisti e designer contemporanei.

Oggi Fabergé è ancora una delle case di gioielleria più iconiche al mondo, con uova da collezione che partono da 57.000 euro, nel caso fossi interessatə.

Posso solo concludere ricordandovi che ci sono ancora 8 uova da scoprire, quindi…

BUONA PASQUA E BUONA CACCIA ALLE UOVA! 🐣