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L’amore tra Napoleone e la Venere

Quando ero all’università, per certe lezioni e argomenti, mi servivano delle piccole curiosità per rimanere attenta – e soprattutto sveglia. Mi ricordo che la vicenda legata alla Venere Medicea mi colpì tanto che me la immaginai un po’ come fa Max Angioni con il primo miracolo di Gesù. Oggi racconto i fatti, la fantasia la mette chi legge.

Ingresso a Parigi del corteo delle opere oggetto delle spoliazioni napoleoniche dopo la prima Campagna d’Italia

Siamo negli ultimi anni 70 del Settecento. L’Italia  è un mosaico di piccoli regni, comuni, territori di nessuno, ma l’arte è ovunque. La penisola, crocevia strategico e culturale, era da sempre oggetto di desiderio per molti. In quel periodo, tra i suoi ammiratori più accaniti, c’era un certo Napoleone Bonaparte (che poi non era così basso: un metro e settanta, per l’epoca nella media). Il generale francese, conquistando i paesi vicini, inseriva nei patti di resa alcune clausole subdole: tra le tante, l’obbligo di cedere le opere d’arte allo statofrancese, così da inserirle nel Musee Napoleon (oggi museo del Louvre). E così, una volta arrivato in Italia, cominciò a collezionare capolavori. Tranne uno. Un’opera in particolare gli sfuggì, una che desiderava più di tutte: la Venere medicea.

In quegli anni, a dirigere gli Uffizi era Tommaso Puccini, uomo scaltro e amante dell’arte quanto basta per sfidare l’arroganza francese. Il museo fiorentino era luogo prolifero di opere d’arte e ambitissimo da Napoleone – durante una sua visita vide la Venere e rese pubblico il suo entusiasmo nell’immaginarsi l’opera dentro al Musee Napoleon. Quando Puccini seppe dell’interesse di Bonaparte, decise di giocare d’anticipo: fecd spedire alcune delle opere più importanti a Palermo, nascondendole nel convento dei Gesuiti.

Spoiler: nascondiglio non tanto segreto…

Quando i francesi arrivarono a Palermo, misero in atto un furto chirurgico: volevano solo ed esclusivamente la Venere, mirando la cassa che la conteneva. Niente altro fu toccato.

Fortunatamente, nel 1815, con la caduta di Napoleone, la Venere Medicea tornò a casa, posizionata trionfante agli Uffizi.

Opere trafugate, galleristi patriottici e una Venere antica dalle braccia seicentesche sono gli elementi fondamentali per rendere una lezione di arte moderna leggermente più amabile.

Uffizi, Tribuna